La festa di Capodanno: la storia
La spinta derivante dall'energica azione di risanamento amministrativo avviata nel 1993 dalla prima giunta Mancini e il deciso processo di "riappropriazione identitaria" determinato dalle politiche culturali nel corso del primo e del secondo mandato hanno avuto un significativo momento di passaggio in un'occasione particolare: il capodanno del 2000.
"Una città ritrovata". Un ideale giro di boa a testimoniare un rinnovato legame dei cittadini, della comunità con la propria città. Ottantamila persone per una gigantesca festa collettiva, per salutare il nuovo millennio, indicando nel contempo le linee guida di un processo comune in continuo divenire.
I fuochi d'artificio, l'indimenticabile concerto di Franco Battiato hanno contribuito a rendere incandescente il clima di una nottata che sarà difficile dimenticare e che ha segnato la costituzione di un nuovo appuntamento, quasi una "nuova tradizione" della città dei Bruzi: la festa di capodanno.
Nel 2001 il progetto artistico è particolare: "...cogliere tutte le nostre singole esistenze come una vicenda carica di senso..". Dall'omaggio a "2001 odissea nello spazio", capolavoro di Kubrick, la metafora che lega la festa della città. Con lo sfondo della confluenza illuminata, dal Castello Svevo che sovrasta la città dopo una tempesta di fuochi compare, accompagnato dalla colonna sonora del film, il monolite nero.
Poi la musica fino all'alba con i concerti di Irene Grandi, Spaccanapoli e Prozac +. Le speranze, e gli entusiasmi verso il nuovo millennio sono presto spezzati dall'irruzione prepotente del concretarsi delle paure e dei fantasmi che si fanno realtà: gli integralismi, la guerra, una nuova guerra planetaria, immanente.
Bisognava dare un segno di reazione simbolico, forte.

Capodanno 2002: La festa del capodanno si trasforma in una grande festa per la pace: niente fuochi d'artificio e spazio alla potenza comunicativa della musica con un progetto che vede riuniti sullo stesso palco l'israeliana Noa, l'algerino Khaled e gli americani Blues Brothers. Il brindisi di mezzanotte, sul palco, con gli artisti insieme a cantare la canzone-manifesto "Image" di John Lennon è il simbolo di una città che sogna e realizza percorsi differenti da quelli che altri vorrebbero imporre.
...l'anno successivo non solo la festa di capodanno ma tutte le manifestazioni culturali che si svolgono nel mese di dicembre sono strettamente connesse con un programma articolato preparato insieme all'associazione Emergency. Con una delibera di giunta l'amministrazione si impegna a versare il 5% degli incassi derivanti da tutta la programmazione culturale all'associazione impegnata in azioni umanitarie nelle zone interessate dai conflitti in corso e per tutto il mese mostre fotografiche, spettacoli teatrali, proiezioni a tema si accompagnano ai momenti più ludici e propriamente spettacolari. L'amministrazione aderisce alla "Carta europea dei diritti dell'uomo nelle città". La festa di capodanno, che chiude il mese di attività sotto l'insegna di "Cosenza città dei diritti umani", vede migliaia di persone partecipare nonostante una incessante pioggia che renderà impossibile l'esecuzione dell'ultimo concerto in programma all'alba, quello di Nicola Piovani che sarà poi recuperato nel contesto della Festa delle Invasioni. Quattro palchi in quattro piazze: l'orchestra "Philarmonia Mediterranea" a mezzanotte, poi Lucio Dalla e lo spagnolo Tonino Carotone infiammano una notte di festa e impegno.
Una festa. La notte del 31 dicembre assume sempre più un marcato valore simbolico per la città dei Bruzi. Una città presente a se stessa, che si ritrova, che fa "festa" nel senso autentico del termine nell'atto di salutare il nuovo anno.
La notte del 31 dicembre lo slogan "Cosenza città aperta, tollerante, solidale" si fa concreto con le migliaia di cosentini, le comunità di immmigrati e i turisti che si fondono in una indistinta moltitudine gioiosa e festante.
Una comunità presente a se stessa non può prescindere, anche e soprattutto in un momento di festa, dalla consapevolezza del proprio ruolo. Il capodanno diventa così, nel contesto di un difficile quadro internazionale, un'occasione per ribadire con forza concetti chiave per una città europea e mediterranea, anche con la musica.
"Cessate il fuoco" era lo slogan del capodanno 2004. Dalla nottata di Piazza dei Bruzi verrà prodotto un cd, da distribuire sull'intero territorio nazionale, i cui proventi andranno a sostenere l'associazione "Emergency" di Gino Strada impegnata in azioni umanitarie nelle zone interessate dai conflitti in corso.
Goran Bregovic e Roy Paci con le rispettive orchestre hanno
infatti realizzato appositamente per il capodanno cosentino dei brani che saranno utilizzati nella produzione del disco. Le oltre quattro ore di musica "infuocata" rimarranno nella memoria di una piazza stracolma nonostante le cattive condizioni del tempo.
Prologo alla festa di fine anno la mostra "Colors". Circa cinquanta artisti cosentini e internazionali hanno appositamente realizzato per l'occasione un'opera ispirata dai temi della pace; anche questa iniziativa era finalizzata a sostenere l'associazione emergency a cui il ricavato delle vendita delle opere è stato interamente devoluto. Una festa, una speranza, e la consapevolezza del proprio ruolo.
Capodanno 2005: affluenza da record per salutare il nuovo anno; un altro capodanno particolare realizzato di concerto con l'Amministrazione Provinciale e incentrato sul sostegno ad una campagna di cooperazione internazionale finalizzata alla costruzione e ricostruzione di luoghi per l'infanzia lungo la striscia di Gaza, in Palestina. Lo slogan della campagna "Altrimenti io non gioco", organizzata dal CRIC-Calabria è diventato lo slogan del capodanno che ha accompagnato tutte le manifestazioni culturali del 2005. Un capodanno che ancora una volta ha indotto alla riflessione sul ruolo partecipativo ed attivo che ognuno può avere rispetto alle dinamiche globali, in questo inizio di millennio non certo positive.
Gianna Nannini, scelta per la notte di fine d'anno in quanto artista simbolo per l'impegno pacifista, non lesina energie e tiene il palco per più di due ore davanti a decine di migliaia di persone.
Moltissimi i turisti che hanno raggiunto la città dei Bruzi per l'occasione, ribadendo ancora una volta il ruolo che il turismo culturale può avere per il futuro della nostra città e della nostra provincia.
A chiudere ufficialmente la manifestazione la festa per i bambini organizzata dalla Città dei Ragazzi in Piazza XI marzo: un ideale e promettente abbraccio simbolico con i coetanei meno fortunati di Palestina.
Tutto questo è stato il capodanno di Cosenza.